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Agriturismo - Malga “Casera dei Boschi”
Struttura registrata nel circuito turistico ufficiale UNPLI delle Dolomiti Bellunesi.

Anello Pedavena - Lamen - Croce d’Aune - Pedavena
Un itinerario ad anello lungo i confini sud orientali del Parco. Da Pedavena si sale ai borghi di Pren e Lamen, qui si imbocca l’omonima valle, percorsa dal torrente Col meda, fino ad un’area pic nic del Parco (punto di partenza dell’itinerario tematico “Covoli in Val di Lamen”. Si prosegue su strada sterrata verso le Stalle Norcenadego e da qui a passo Croce d’Aune. Lungo una comoda strada asfaltata una bella discesa ci riporta a Pedavena, passando davanti al centro visitatori del Parco “Il sasso nello stagno”, che merita una sosta per la visita. Fondo: 60% asfalto; 40 % sterrato

Anello del Col Melon
Il punto di partenza dell’itinerario è Passo Croce d’Aune, che si raggiunge da Pedavena o da Sovramonte percorrendo la statale 473; qui si può lasciare eventualmente l’auto. Da Croce d’Aune, seguendo il Troi della Zeccona , si arriva sul Col Melon (v. itinerario 12 – Croce d’Aune per la descrizione dettagliata). Il cammino procede in discesa lungo la rotabile per circa 500 metri. Si continua la discesa lungo la via principale, fiancheggiata da un affioramento di Scaglia Rossa, dove la disposizione ordinata degli strati crea l’effetto visivo di un muro a secco. Compiute un paio di curve e giunti in corrispondenza di una terza, si devia a sinistra lungo una strada sterrata che conduce ad alcune casère. Si procede quindi nel bosco ricco di faggi e frassini; il tracciato è piuttosto ripido, mentre il fondo rossiccio presenta qualche sporgenza rocciosa. Sempre mantenendo la direzione, si seguita a scendere fino ad un rimboschimento di abete rosso; la presenza del castagno lascia però intuire che, in un passato non troppo lontano, l’assetto dell’ambiente era diverso. In breve giungiamo ad un nucleo di edifici rustici: la stalla-fienile è quello che ha conservato maggiormente l’aspetto tipico, dove l’utilizzo di trovanti in porfido crea sulla muratura un caratteristico effetto cromatico. Scrutando verso nord, attraverso le fronde dei larici, si intravedono ancora una volta le Vette e la valle incisa dal torrente Porcilla. L’itinerario prosegue in discesa, sorprendendoci ogni tanto per qualche particolare, come la presenza di una zolla di terreno tappezzata di morbidi muschi e felci dei generi Polipodium e Asplenium . Man mano che ci si abbassa, il bosco si arricchisce sempre più di specie arboree che colgono le differenti condizioni del suolo e del clima: vi sono aceri, faggi, betulle e abeti, ma anche pioppi e salici, che necessitano di maggiore umidità, e infine ciliegi, castagni e noccioli, che tradiscono un legame con le attività dell’uomo. Un ultimo tratto di mulattiera con fondo sassoso compatto ci guida all’incrocio, dove la strada del Col Melon si stacca dalla statale 473. Ci troviamo nel punto più basso dell’itinerario (719 m s.l.m.) e dobbiamo risalire per circa un chilometro lungo la statale in direzione di Croce d’Aune. Malgrado la leggera salita, il percorso è piacevole perché offre begli scorci paesaggistici sul versante orientale del M. Avena, su Croce d’Aune e sulle Vette. Accompagnati dalle tabelle che segnalano il perimetro del Parco, raggiungiamo il suggestivo Pian d’Avena. Oltre ad un’area attrezzata per il pic-nic, presso Villa Berton vi è la stazione del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente, ufficio del Corpo Forestale dello Stato deputato al servizio di sorveglianza nel Parco. Nel territorio circostante inoltre è stata rilevata la presenza del re di quaglie, un uccello rarissimo e protetto da norme comunitarie, che giunge da noi in primavera per nidificare in ambiente prativo. Una comoda carrareccia si snoda attraverso l’esteso pianoro, con vista grandiosa sulle montagne. Dopo circa 20 minuti di cammino, la si lascia per imboccare sulla sinistra il percorso che ci riporterà in salita a Croce d’Aune (v. itinerario 5 – Camogne per la descrizione dettagliata). APPROFONDIMENTO SU... Passato e presente sul Monte Avena Fino agli anni ’50 sul Monte Avena si svolgeva un’intensa attività agro-silvo-pastorale. Negli ultimi decenni sono avvenuti altri importanti cambiamenti: il clima attuale, per esempio, non ci regala più le abbondanti nevicate di un tempo. A volte supportati dall’innevamento artificiale, gli impianti sciistici del Monte Avena continuano però a funzionare. Nel frattempo si sono aggiunte anche altre pratiche sportive, come il volo libero, con parapendio o deltaplano, favorito dalla particolare circolazione atmosferica della zona. Diffuso anche l’escursionismo, a piedi, in mountain-bike, che si serve della fitta rete di strade e sentieri; del resto lo storico itinerario dell’Alta Via n. 2, dopo aver attraversato gli affascinanti scenari delle Dolomiti, si conclude proprio a Croce d’Aune. L’auspicio è che crescano nuove forme di turismo, che portino i visitatori a contatto con l’ambiente e la cultura di questo territorio, compatibilmente con l’esigenza di tutelarne il grande valore naturalistico.

Anello del Monte Avena
L’anello delle malghe del Monte Avena è una camminata facile che permette di godere un panorama davvero lodevole a nord sulle Vette Feltrine , con il Monte Pavione la cima più alta, mentre a sud sul Massiccio del Monte Grappa , con evidente la cresta Fontana Secca , Solaroli , Col dell’Orso , Cima Grappa , il Monte Tomatico e subito sotto il Lago del Corlo . Una piccola visuale anche a est verso i Lagorai con cima d’Asta e a ovest sull’ Altopiano di Asiago con Cima XII. Un panorama veramente a 360 gradi! In primavera è l’ambiente ideale per ammirare la fioritura dei Crocus , che, sbocciando al disciogliersi della neve, riempiono tutti i pascoli del monte regalando la visione di un paesaggio unico. In estate, poi, è possibile sostare nelle malghe poste lungo il percorso: Malga Campet e Malga Campon . Da quest’ultima è possibile raggiungere la Croce d’Avena , che scruta dall’alto il Lago del Corlo. Per gli amanti del parapendio, poi, il Monte Avena viene denominato anche il “ cielo dei campioni ” in quanto famoso luogo di decollo per coloro che amano questo sport e località in cui si svolgono i Campionati Italiani di Parapendio. Si parte a piedi dalla località Casere dei Boschi, situata all’incirca a metà del dolce crinale che collega il Passo di Croce d’Aune con la cima del Monte Avena. Qui si trova una malga di proprietà del Comune di Pedavena, inserita nel perimetro del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Vi sono anche un ampio parcheggio ed un’area attrezzata per il pic-nic. Imboccata la strada sterrata in salita dalla malga, si devia subito a destra sul pendio erboso. Si risale quindi il prato, che all’inizio della primavera è tempestato di crochi bianchi e viola, conquistando via via una posizione panoramica sulle Vette Feltrine. Si procede piacevolmente, distratti dai versi degli uccelli che popolano il bosco e dalle tracce lasciate da altri animali. Se d’inverno sono frequenti le impronte della lepre sulla neve, non appena questa si scioglie compaiono i reticoli di gallerie costruiti dalle arvicole. Più su si osservano alberi di faggio un po’ stentati e contorti, probabilmente una conseguenza dei morsi del bestiame al pascolo. Dopo circa mezz’ora di cammino la pendenza si riduce, in prossimità del cippo in porfido che segna il confine tra il comune di Pedavena e quello di Fonzaso. In breve si guadagna il pianoro sommitale del Monte Avena e la visuale si apre ad ampio raggio sulle Vette, la catena del Lagorai, il gruppo montuoso di Cima d’Asta, l’altopiano d’Asiago e il massiccio del Grappa (da nord a sud). Seguendo dapprima la traccia su prato, poi la rotabile a fondo sterrato, si possono raggiungere Malga Campon e, deviando a sinistra prima della malga, la Croce d’Avena, affacciata sullo scosceso versante che sovrasta la piana di Fonzaso. Tra marzo ed ottobre il pascolo si riempie di profumi e colori, quando fioriscono botton d’oro, campanule, genziane, orchidee e le meno appariscenti graminacee. Ritornati sui propri passi fino nei pressi della stazione d’arrivo della sciovia, ci si incammina lungo la strada che dolcemente scende verso Casere dei Boschi. La passeggiata è molto gradevole per il panorama che si gode da quassù e, se le condizioni sono favorevoli, per il veleggiare di colorati parapendii e deltaplani. La pista di decollo del Monte Avena è conosciuta a livello internazionale ed ospita periodicamente importanti competizioni di volo libero. Poco più di un chilometro a valle, passando sotto allo skilift, si incontra un crocevia; continuando lungo la via principale, in circa 30 minuti si scende direttamente a Casere dei Boschi. L’itinerario invece prosegue in discesa lungo il crinale, evitando la comoda mulattiera sulla destra; attraversato il bosco di abete rosso, con qualche macchia di lampone, si esce su una bella radura prativa dove sorgono i rustici di Stalle Buse. Da qui, passando davanti agli edifici, si scende in pochi minuti fino alla strada asfaltata, in prossimità dell’ampio parcheggio dello Chalet alle Buse, punto di partenza della principale pista da sci del Monte Avena. Seguiamo quindi verso sinistra la strada asfaltata che, in leggera salita, oltrepassa alcune vallecole boscate e l’Albergo Sporting, permettendoci di ritornare rapidamente al punto di partenza. APPROFONDIMENTO SU... Il sito archeologico del Monte Avena Nel Pleistocene, la cima del Monte Avena emergeva rispetto al grosso spessore di ghiaccio che rivestiva il vallone bellunese. Ciò ha fatto sì che i sedimenti, accumulatisi nei millenni sul piano sommitale e sulle pendici, non siano stati asportati, permettendo la conservazione delle vestigia umane più antiche. Negli anni 1984-86, gli archeologi dell’Università di Ferrara hanno effettuato uno scavo di grande interesse scientifico, in una piccola depressione adiacente alla strada che porta a Malga Campon. Approfondendo gli strati sono stati raccolti pochi manufatti del Paleolitico medio (Musteriano), prodotti dall’uomo di Neandertal circa 60.000 anni fa. Numerosi invece i reperti appartenenti alla cultura del Paleolitico superiore (circa 30.000 anni dal presente). Nei livelli più alti dello scavo sono stati raccolti gli strumenti prodotti circa 5.000 anni fa dagli ultimi uomini della cultura neolitica e dai primi utilizzatori del rame. Infine, in un avvallamento del Campon d’Avena, sono stati individuati frammenti di vasi riferibili alla prima età del Ferro: sono l’indizio della presenza di accampamenti di allevatori di epoca protostorica.

Anello del Paradis
L’itinerario inizia nel centro di Pedavena ed è possibile lasciare l’auto nelle vicinanze del Municipio e della Chiesa oppure al parcheggio della Birreria; da qui una pista per cicli e pedoni, che costeggia il torrente Colmeda, conduce in 10 minuti al centro di Pedavena. Dal punto di partenza, si imbocca la strettoia di Via Trento fino ad un bivio, dove si prosegue in direzione di Norcen. Dopo circa 15 minuti di cammino, nei pressi di un’edicola votiva, si devia dalla strada principale per salire al terrazzo panoramico dove sorge una villa con annessi rustici. Da qui si segue la mulattiera che, più in alto, si immette sulla rotabile che collega Pedavena a Norcen. Risalendo la strada, si arriva in centro al paese; addentrandosi tra i vicoli è possibile scoprire begli scorci di architettura rurale. Quindi si raggiunge la chiesa parrocchiale, a monte del paese, presso la quale è presente un’area attrezzata per il pic-nic. Dalla chiesa si percorre la strada asfaltata che conduce al nucleo abitato di Valduna. Curvando verso destra, si sale in località Cava, dove è stata posta una grande croce lignea. Si prosegue in salita verso sinistra fino a raggiungere un complesso di rustici situati in bella posizione. Arrivati nei pressi di un grande faggio e di una fonte protetta da un muro in pietra, si sale verso destra intercettando poco più in alto la strada che sale ai Paradis. A questo punto l’itinerario prosegue in discesa fino a Case Valerna, dove si incontra la rotabile proveniente da Valduna. Oltrepassata la radura di Stalle Boa, si risale la testata della Val Porcilla, raggiungendo Croce d’Aune, il punto più elevato (v. 5 – Camogne per la descrizione dettagliata). Si consiglia di concludere qui la prima tappa (ore 3.30 da Pedavena), approfittando per compiere una passeggiata nei dintorni (itinerari 11 – Monte Avena, 12 – Croce d’Aune, Chiesette pedemontane). Chi pernotta in zona e ha a disposizione qualche giorno, potrà affrontare l’impegnativa escursione che conduce al Rifugio Dal Piaz e alla suggestiva Busa delle Vette. La seconda tappa parte da Croce d’Aune e, passando per Stalle Camogne, raggiunge la splendida zona dei Paradis (v. itinerario 5 – Camogne per la descrizione dettagliata). Si incontra poi una maiolèra , con pareti costituite da pietre di vario colore, giunte fin qui in epoca glaciale e recuperate dai terreni circostanti. Raggiunta Casera Fioretta, una strada asfaltata ci accompagna in discesa attraverso i prati di Salzena. Poco sotto Casere Monegat, in corrispondenza di una curva, imbocchiamo a sinistra il sentiero che in pochi minuti scende ad un crocevia. A questo punto si prosegue lungo il tracciato che conduce in Val di Lamen, quindi all’omonimo paese e infine al borgo di Carpene (v. itinerario 4 – Fastrede per la descrizione dettagliata). Dalla piazzetta di Carpene, si segue in discesa la strada antistante alla chiesetta di S. Valentino finché, compiute alcune curve, si raggiunge un incrocio, nei pressi di una fontana in pietra e della vecchia latteria. Proseguendo diritti, si imbocca la carrareccia che in breve ci permette di raggiungere la strada asfaltata diretta a Pedavena; camminando una decina di minuti, si arriva al nucleo abitato di Tornaol e, passando davanti alla Chiesa di San Giovanni Battista, al centro di Pedavena. APPROFONDIMENTO SU... Le maiolère : un segno del nostro passato Al di sopra dei 6-700 metri di quota, in quella che era la fascia del pre-alpeggio un tempo ricca di pascoli, dagli insediamenti rurali permanenti si passa gradualmente a quelli temporanei delle maiolère , utilizzate prevalentemente nel periodo primaverile, prima di portare i bovini alle malghe. Segno di questo passaggio sono le stalle a gradoni, di impronta germanica, caratterizzate da spioventi molto inclinati originariamente coperti a paglia fissata con delle lastre. Al pianterreno vi era la stalla, e sopra il fienile a cui si accedeva dal retro, sfruttando il pendio della montagna. Più tipica dell’area pedavenese è la maiolèra , costituita da due edifici dal diverso orientamento: la stalla e la casèra . Quest’ultima, ad un unico ambiente, era dotata di larìn (focolare per il riscaldamento e la preparazione dei cibi), con foro sulla parete per l’uscita dei fumi, e serviva per il ricovero dei pastori. La copertura, inizialmente in lastre di pietra, venne progressivamente soppiantata da quella in coppi. Sopra la stalla, seminterrata e realizzata in muratura, si estendeva il fienile, aperto ma protetto da tavolati per consentire la circolazione dell’aria. Il foraggio che vi veniva sistemato era falciato nell’attiguo pascolo dove erano anche le caratteristiche méde (grandi covoni).

Anello del Trugno
L’itinerario inizia dalla chiesa di Norcen, dove ci sono alcuni posti macchina e un’area attrezzata per il pic-nic. Una ventina di metri più in alto si imbocca la mulattiera che, attraversando un bosco rado, conduce in località Trugno (v. itinerario 1 – Zinge per la descrizione dettagliata). Dall’incrocio si prosegue in salita su una strada a fondo sterrato, approfittando di qualche scorcio sul paese di Lamen e sulle montagne che lo delimitano a nord. Lungo il percorso vi sono edifici che conservano alcuni caratteri tipici dell’architettura rurale, come la copertura con lastre di pietra ( laste ). Sul terreno affiora la Scaglia Rossa, una roccia calcarea estratta e utilizzata per le costruzioni; in effetti, la “squadratura” della parete rivela l’esistenza, anche in questo luogo, di una piccola cava. Oltrepassato un faggio di notevoli dimensioni, ci si immette su una mulattiera in località Grip; qui si notano dei massi di colore scuro, trasportati fin qui da un antico ghiacciaio. Il percorso prosegue in salita con alcune curve, deviando poco dopo verso destra, per affrontare un tratto più ripido e con fondo sassoso. Nel bosco diviene sensibile la presenza del faggio, accompagnato dall’abete rosso. In breve raggiungiamo un importante crocevia, dal quale si può proseguire verso Salzena e i Paradis oppure verso la Valle di Lamen, seguendo diversi itinerari. Salendo verso sinistra, si osservano una scarpata ricoperta da felci rigogliose e morbidi muschi ed una ceppaia con le radici scoperte dal terreno e colonizzate da funghi a mensola. In pochi minuti si guadagna la rotabile che, in discesa, conduce ad un prato con alcuni edifici rustici e un maestoso frassino. Da qui si gode un ottimo panorama: a nord-ovest sul Magheron e il rettangolo erboso delle Camogne e ad est sul terrazzo naturale di Lamen. Sul versante opposto della valle, spiccano delle forme di erosione su depositi fluvio-glaciali, simili alle famose piramidi di terra del Trentino. Proseguendo il cammino, si costeggia un prato con salici tagliati a capitozza, elementi di paesaggio agrario che oggi tendono sempre più a scomparire: ci troviamo in località Salchegn. Si continua a scendere, in vista del colle boscoso che sovrasta Norcen, superando il canale dell’acquedotto. Subito dopo si abbandona la rotabile, per imboccare il sentiero che sulla sinistra scende nel bosco e conduce nuovamente al crocevia di Trugno; da qui, seguendo a ritroso il percorso compiuto all’inizio, si torna alla chiesa di Norcen. APPROFONDIMENTO SU... Alberi maestosi ed eleganti Ci sono alberi nel bosco che spiccano per dimensioni, forma o caratteri particolari. Tra i più maestosi vi sono le querce, che oramai si incontrano raramente negli ambienti forestali della Valbelluna. Piante dagli innumerevoli usi, preziose per il legno, ma anche per il frutto, la ghianda, che un tempo dava nutrimento ai maiali, e per la corteccia, da cui si estraeva il tannino; persino le foglie venivano raccolte e usate come foraggio e strame. Le specie locali, farnia, rovere e roverella, si distribuiscono in habitat differenti. La farnia, che predilige terreni fertili e profondi, con l’età acquista un aspetto robusto e “vissuto”, per la corteccia scura e fessurata. Il carpino bianco, invece, si distingue per il suo portamento elegante, la corteccia liscia di colore chiaro ed il tronco costoluto, caratterizzato da una sinuosa successione di sporgenze e rientranze. È una delle specie arboree più diffuse dal fondovalle agli ambienti collinari della fascia pedemontana; spontaneo nei boschi, era utilizzato in passato anche nell’allestimento di siepi e roccoli. Oltre che come legna da ardere, il suo legno è adatto per costruire parti di utensili o attrezzi che richiedono resistenza alle sollecitazioni.

Anello delle Camogne
L’itinerario parte dalla chiesa di Norcen dove ci sono alcuni posti macchina e un’area attrezzata per il pic-nic. Da qui si sale lungo la strada asfaltata, delimitata da un muro a secco ricoperto di felci. In una decina di minuti si raggiunge la frazione di Valduna, composta da piccoli raggruppamenti di case. Mantenendo sempre la direzione, si oltrepassa un tratto di bosco con abete, larice e carpino, fino a notare, accanto alla strada, una costruzione che presenta elementi tipici: scale in pietra, per facilitare l’ingresso al fienile, e muratura con trovanti in porfido, per conferire maggior resistenza agli angoli. Superata una vallecola, si riprende a salire fino al bivio di Case Valerna (ore 1.00 circa da Norcen), dove si abbandona la strada asfaltata che sale ai Paradis, per proseguire su sterrato. Lasciati alcuni vecchi edifici, il percorso conduce in pochi minuti alla sorgente Boa e quindi alla località Stalle Boa. Percorrendo il tracciato principale, dopo circa 100 m dall’incisione torrentizia del Porcilla, si segue sulla destra una mulattiera, che si inoltra nel bosco tra noccioli, abeti e salici dalla corteccia verdastra. In prossimità di un impluvio si abbandona la pista più evidente per risalire il pendio boscoso verso sinistra. Guadagnata la rotabile proveniente da Pedavena, la percorriamo in salita e, subito dopo un tornante, deviamo su un tracciato secondario. Raggiunta nuovamente la strada asfaltata, procediamo in vista di Croce d’Aune. Arrivati in località Cimamonte (ore 3.00 da Norcen), punto di passaggio dell’Alta Via n. 2 e dell’itinerario delle Chiesette pedemontane, si prosegue lungo la carrareccia sulla destra. Dopo circa mezz'ora di cammino da Croce d'Aune, si arriva alle Stalle Norcenadego; verso sud, si vede il colle erboso di Soladen. Al bivio successivo, va scelto il tracciato di destra; si può compiere però una piacevole digressione, proseguendo diritti, finché la vista si spalanca sul M. Magheron e sul prato delle Camogne. Tornati sull'itinerario, si percorre in discesa una strada sterrata che, al disgelo e nei periodi di intense precipitazioni, può essere fangosa. La ripida mulattiera, dal fondo sconnesso per la presenza di sassi grossolani, ci conduce ad un bivio, dal quale ci dirigiamo verso destra. Il cammino riprende in discesa, giungendo, dopo qualche curva, al prato dove sorgono le belle casère dei Paradis. Da qui si devia verso sinistra, scendendo lungo una vallecola ricoperta da bosco; oltrepassato un rustico isolato, si arriva in breve alla radura di Casera Fioretta. Appena sotto Casere Monegat, in corrispondenza di una curva della strada asfaltata, si stacca il sentiero che, in pochi minuti, scende ad un importante crocevia. A questo punto si procede verso destra, sempre immersi nel bosco di faggio e abete rosso; poco più a valle si incontra una mulattiera, che si percorre fino ad uno spiazzo dove vi sono dei grossi massi erratici. Raggiunto il crocevia in località Trugno, si segue la strada asfaltata in discesa, che costeggia una piccola valle, per condurre in breve a Norcen e quindi al punto di partenza. APPROFONDIMENTO SU... Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi conta circa 32.000 ettari di estensione, interessa 15 comuni della provincia di Belluno, tra cui quello di Pedavena. L'attuale perimetro deriva da un nucleo iniziale di riserve naturali che furono istituite negli anni '70 per tutelare gli ambienti d'alta quota, i più ricchi nella componente fioristica e faunistica, ma anche i più vulnerabili. La nascita ufficiale risale al 1993, anno in cui viene istituito l'Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Ora il territorio comprende non solo la parte sommitale di gruppi montuosi come le Alpi Feltrine, i Monti del Sole, lo Schiara-Talvena ed il Prampèr, ma scende nelle valli, escludendo però i centri abitati. Camminando nel Parco, si incontrano ambienti molto vari: corsi d'acqua, boschi, arbusteti, praterie alpine, ghiaioni e pareti rocciose. L'elevata biodiversità è uno dei caratteri che lo contraddistinguono: 1500 specie botaniche, di cui molte rare o endemiche, 4 specie di Tetraonidi (gallo cedrone, gallo forcello, francolino di monte e pernice) e di Ungulati (capriolo, cervo, camoscio e muflone).

Anello delle Fastrede
L’itinerario parte dalla chiesa di Norcen, dove ci sono alcuni posti macchina e un’area attrezzata per il pic-nic. Da qui si imbocca dopo 20 metri la mulattiera che si stacca sulla destra e, attraversando un bosco rado, si raggiunge un incrocio in località Trugno (v. itinerario 1 – Zinge per la descrizione dettagliata). Il cammino procede in salita per una ventina di minuti, fino ad incontrare un altro importante crocevia, dal quale ci si può dirigere verso i Paradis o la Valle di Lamen (v. itinerario 2 – Trugno per la descrizione dettagliata). Proseguendo verso destra la mulattiera è inizialmente pianeggiante, scende poi nel bosco misto di abete rosso e faggio e supera un impluvio. Alcuni esemplari di pino non originario di questi luoghi ( Pinus strobus ) ci introducono alla località riportata sulle cartine come Prà Mauro, probabile trasformazione del toponimo Prà Maor. Sul pendio sovrastante la strada, si osserva una casèra con frontone a gradoni, tipologia costruttiva antica e probabilmente di origine germanica. Ora la carrareccia sale con qualche curva e si congiunge ad una strada proveniente da sinistra. Segue un tratto in ambiente aperto, dominato da pascoli punteggiati di casère , lungo il confine del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Oltrepassato il punto d’innesto con l’itinerario delle Chiesette pedemontane, ci si trova in breve all’arco di volta della strada, nei pressi della sorgente del Colmeda, che alimenta l’acquedotto di Feltre. Vi è anche una fornace da calce ( fornas o calchèra ), testimonianza di un’attività produttiva protrattasi fino agli anni ’30. La passeggiata continua lungo il versante sinistro della valle (Comune di Feltre), su tracciato pianeggiante e comodo, con gradevoli scorci paesaggistici. All’incirca a metà del percorso (ore 2.30 da Norcen) la strada asfaltata ci accompagna in leggera salita fino al capitello di S. Antonio e poi in discesa al paese di Lamen. Giunti alla chiesa, si devia sulla destra, passando tra le abitazioni. In pochi minuti ci si allontana dal paese, immergendosi in un ameno paesaggio agreste. Attraversato il prato, si costeggia il boschetto che riveste un ripido pendio, fino a raggiungere base del terrazzo su cui sorge Lamen. Si rientra così in territorio pedavenese e precisamente nella frazione di Carpene; la piazzetta ci accoglie con la chiesetta di San Valentino, una fontana in pietra, un lavatoio e... panchine e tavoli per una piacevole sosta! L’itinerario scende poi verso un nucleo abitato, in prossimità della Val di Faont. Superate le case, si segue una mulattiera in salita che arriva in vista di una casèra; scendendo lungo il pendio erboso, si arriva in breve al letto del torrente. Attraversati un ponticello e un prato con rustici, ci si immette sulla strada asfaltata che si percorre in discesa, fino ad imboccare la carrareccia che si stacca verso destra, tra una piccola parete rocciosa e un campo coltivato. A questo punto si segue la mulattiera che, più in alto, si immette sulla rotabile diretta a Norcen, in prossimità della Colonia Alpina di S. Marco. Risalendo la strada, si arriva in centro al paese e successivamente alla chiesa parrocchiale, dove si conclude l’itinerario. APPROFONDIMENTO SU... I primi abitanti della Valle In Val di Lamen esiste un itinerario tematico del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, dedicato ai covoli, antri formatisi per l’erosione millenaria delle pareti di roccia e utilizzati in varie epoche dall’uomo come ricovero e abitazione. Il più ampio di questi è chiamato Riparo Tomàss. Il materiale organico rinvenuto negli strati più profondi è da riferirsi al Neolitico. In questo periodo il sito era utilizzato da uomini che allevavano caprini, ovini, maiali e mucche, come dimostrato dall’abbondanza di ossa rimaste sepolte nel terreno, resto dei pasti consumati. Il ritrovamento di alcune fave bruciacchiate fa ipotizzare che nelle vicinanze ci fossero anche dei piccoli spazi coltivati. Al centro del riparo, è stato portato alla luce un grande forno, dove si può pensare che gli abitanti cuocessero dei vasi in terracotta prodotti in loco. Successivamente hanno soggiornato alcune generazioni di uomini durante l’età del Bronzo. Mentre sono abbondanti i cocci che essi hanno lasciato nel terreno, è ridotto il numero di manufatti in selce. Durante l’epoca romana e altomedievale, la frequentazione dei covoli è stata ancora piuttosto assidua, come si può rilevare dalle monete e dai frammenti di vasi di terracotta raccolti negli strati più alti del deposito.

Anello delle Zinge
L’itinerario inizia dalla chiesa di Norcen, dove ci sono alcuni posti macchina e un’area attrezzata per il pic-nic. Da qui si sale lungo la strada asfaltata, per imboccare dopo 20 metri la mulattiera che si stacca sulla destra. Sul lato a valle ci accompagna una siepe di corniolo, acero campestre e frassino, mentre sul lato a monte, tra gli alberi sparsi, compare un sottobosco di pervinca. Più avanti il bosco, caratterizzato da belle piante di carpino bianco e nero, si estende a tutto il pendio, finché ad un certo punto si apre uno scorcio verso l’abitato di Norcen. Dopo un tratto iniziale in leggera salita, il percorso procede in lieve discesa e le piante si fanno più robuste: tra tutte spicca sulla sinistra una grande quercia. Il lembo di bosco che segue è un ceduo, formato da gruppi di alberi uniti alla base, il che rivela tagli periodici ad opera dell’uomo. Raggiunto il canale dell’acquedotto, l’ambiente si fa più aperto e al margine del bosco compare il ginepro, cespuglio spinoso che ama i terreni aridi e assolati. Siamo in località Trugno, dove il paesaggio è formato da prati, alberi da frutto e campi, che certamente offrono cibo in abbondanza a diversi animali. Tra questi il picchio verde, che con un verso simile ad una sonora risata, sembra prendere in giro chi cerca di individuarlo nei suoi spostamenti. Dopo aver apprezzato la vista sul dirimpettaio paese di Lamen, sulla conca feltrina e sulle Prealpi, imbocchiamo la strada in discesa, che costeggia una piccola incisione torrentizia, per poi condurre in breve a Norcen. È interessante osservare il muro a secco che delimita la strada: vi si riconoscono sassi di colore, dimensioni e provenienza differente, oltre che una sorprendente varietà di forme vegetali poco appariscenti, quali felci, muschi e licheni. Negli spazi tra una pietra e l’altra certamente si rifugiano lucertole, ragni, chiocciole e altri piccoli animali. Un comune manufatto rappresenta in realtà un ecosistema in miniatura, dove gli organismi viventi, il substrato roccioso e gli altri fattori ambientali, creano un insieme davvero peculiare. Poco oltre si giunge in paese, nei pressi di un’edicola in pietra intonacata intitolata alla Madonna della Salute. Vale la pena compiere una brevissima deviazione verso sinistra per vedere Villa Norcen, la più antica esistente nel territorio pedavenese, oggi adibita a canonica. Dal capitello si arriva in pochi minuti alla piazzetta di Norcen, dalla quale si ritorna al punto di partenza, guidati dallo svettante campanile della chiesa. APPROFONDIMENTO SU... Architettura rurale ed edifici sacri a Norcen Norcen è un tipico esempio di insediamento rurale che ha conservato in parte la fisionomia originaria. Fino all’Ottocento le abitazioni erano coperte parte in scandole di legno e parte in coppi. La facciata era porticata, con una scala esterna che conduceva al piól (ballatoio) in legno. Qui venivano essiccati i prodotti agricoli e si aprivano le stanze da letto. Al pianoterra vi era la cucina con il larìn o la ritonda , nella quale un sedile di legno girava attorno al focolare. Annessi erano la cantina ed altri depositi e poco più in là la piccola stalla a volta ( cuba ) in cui veniva tenuto il bestiame nei mesi invernali; sopra vi era il fienile. Situata fuori dell’abitato a 510 m s.l.m., la chiesa di Norcen ha origini molto antiche. Una lastra, raffigurante un agnello e una colomba, è infatti murata nella parete est e risalirebbe all’VIII-IX secolo d.C. A breve distanza dalla chiesa, è situato il complesso ottocentesco di Villa Vecellio, già proprietà dello storico feltrino Don Antonio. La residenza padronale è stata completamente restaurata, mentre alla fine del XIX secolo venne realizzato l’attiguo oratorio dedicato al Beato Bernardino da Feltre, ove riposano l’offerente e sua madre.

Anello di Altor
Itinerario di media durata e con dislivello ridotto, che si snoda alle pendici del Col Melon, tra Pedavena e le frazioni di Teven, Travagola, Facen, Festisei e Altor; il percorso non presenta particolari difficoltà, eccetto alcuni tratti ripidi, ed è percorribile interamente anche in bici. Partendo dalla piazza di Pedavena, porta alla scoperta di inaspettati scorci paesaggistici e delle frazioni più occidentali del comune. Dal punto di partenza si segue ViaS. Osvaldoe, percorrendo uno stretto vicolo che si snoda tra le case, si giunge all'omonima chiesetta. Qui ci si dirigeverso sinistra e poco dopo a destra, lungo Via Marconi, fino ad incontrare le prime case di Teven. Il percorso si fa gradevole perché le facciate delle abitazioni sono decorate da murales, alcuni dei quali ritraggono momenti di vita agreste. Immediatamente dopo una curva, si lascia la strada principale per seguire una laterale a sinistra, che sale al Santuario della Madonna del Caravaggio. Questo edificio di culto, situato in posizione elevata, ospita al suo interno una tela di Giovanni d’Antona e una pala d’altare attribuita a Francesco Frigimelica. Attraversati il sagrato e il vialetto che conducono alla chiesa, si svolta a destra, raggiungendo la bella piazza di Travagola, cui fanno corona diversi murales con raffigurazioni gioiose di bambini intenti nei giochi della tradizione paesana. La strada stretta diretta a sinistra conduce al paese di Arten, lungo il solco del Canalet, che si sviluppa alla base del Monte Avena e dell'Aurin: è un percorso molto piacevole da compiere in bicicletta. L'itinerario prosegue invece sulla destra, incontrando un bivio segnalato da un capitello, dove una ripida stradina sale all'abitato di Col. Giunti ad un trivio, ormai in vista di Facen, si sceglie il tracciato mediano, che costeggia dapprima un muretto a secco e poi, passando tra le case di Via Mortis, arriva alla piazzetta del paese. Da qui si procede verso destra, fino ad un crocevia: percorrendo per qualche decina di metri la strada in discesa, si può ammirare il complesso di Villa Marsiai, oggi sede della Comunità San Francesco. Invece, imboccando la strada che sale verso sinistra, si raggiunge la chiesa parocchiale di Facen dedicata a S. Pietro Apostolo. Dal sagrato si domina il paese e si gode di una bella visuale sui rilievi che chiudono verso ovest la conca feltrina: Monte Avena, Aurin e Tomatico. L'itinerario riprende ungo Via Palazzina, inizialmente pianeggiante e poi in salita; superata una vallecola, che in quota separa il dosso del Monte Avena dal Col Melon, si giunge ad un nucleo abitato; mantenendo sempre la direzione, con qualche tratto in leggera discesa, si arriva al pianoro di Festisei. In pochi minuti si giunge ad un bivio, dove si prosegue verso sinistra, in leggera salita, attraversando luoghi in cui si assapora ancora una certa tranquillità. La bella chiesetta di San Valentino e Santa Giuliana ci accoglie nel suggestivo nucleo di Altor, che ospita anche una villa seicentesca. Ormai poche centinaia di metri ci separano dalla strada asfaltata che collega Pedavena a Croce d'Aune: spettacolare il colpo d'occhio sui centri abitati di Norcen, Pedavena e Feltre, e sulle montagne circostanti. Non ci resta che seguire la rotabile in discesa fino al bivio per Norcen e lungo Via Trento, al termine della quale si possono ammirare la chiesetta ottagonale di Sant'Anna ed un suggestivo scorcio su Villa Pasole-Berton. APPROFONDIMENTO SU... Ville e case dominicali nel Comune di Pedavena La villa nell’ambito bellunese è sempre stata concepita come sede stabile del possidente che, avendo una certa quantità di terra, voleva seguirne da vicino la lavorazione. L’esempio più eclatante è la seicentesca Villa Pasòle-Berton, costruita dai nobili Pasòle. Ampliata nel ‘700 con la scenografica scalinata a tenaglia ed il timpano di facciata, agli inizi del XIX secolo fu acquistata dalla famiglia Berton. Notevole è la peschiera-canale che circonda il giardino movimentato da fontana e statue. Altre architetture minori si trovano nelle frazioni: a Facen la Villa Marsiai, della fine del XVIII secolo, attualmente sede della Comunità Villa S. Francesco. La Cappella, dedicata a S. Francesco Saverio, fu realizzata nel 1790 dall’architetto feltrino Antonio De Boni (1739-1811). A Murle si trova Villa Lusa, degli inizi del XVIII secolo e recentemente restaurata, con una sola barchessa (ala dei rustici) superstite. Norcen, oltre alla residenza ricostruita alla fine dell’800 da Monsignor Antonio Vecellio in località Valduna, conserva in posizione centrale la cinquecentesca Villa Norcen. In località Sega, infine, si ricorda la Villa Crico, eretta nei primi anni del XIX secolo su probabile rifacimento di un edificio settecentesco.

Anello di Cardenzan
L’itinerario parte dal centro di Pedavena ed è possibile lasciare l’auto nelle vicinanze del Municipio e della Chiesa o al parcheggio della Birreria; da qui una pista per cicli e pedoni conduce in 10 minuti al centro. Dal punto di partenza si raggiunge la chiesa e quindi il bivio in località Tornaol, dove si svolta in direzione di Murle, deviando subito dopo per Via Cantolar. Incontrata Via Crico, la si segue verso sinistra per dirigersi verso Murle, ammirando alcune abitazioni di tipo feltrino con i ballatoi in legno, che servivano per l’essiccazione del raccolto. In breve ci si immette sulla rotabile che collega Foen a Pedavena e, in corrispondenza di una vecchia fontanella, si imbocca la strada che sale verso destra. Questa supera alcune case, costeggia il ruscello e continua a salire piuttosto ripida nel bosco. Poco oltre un’abitazione isolata, la pendenza si attenua e il fondo diviene sterrato. Dopo circa 45 minuti si giunge ad una vecchia casa abbandonata, in vicinanza della quale è stato posto un crocifisso ligneo: la località è conosciuta col nome di Brasil. Forse un richiamo alle terre dove, alla fine dell’800, emigrarono molti bellunesi. Ad un certo punto, lo scenario si apre e compare di fronte a noi il borgo di Cardenzan, cui fa da sfondo il Monte San Mauro. Attraversando un ampio prato con alcuni fienili coperti ( barch ), giungiamo all’antica chiesetta dei SS. Pellegrino e Valentino. Arrivati sulla strada asfaltata che collega Pedavena a Pren e Lamen, la seguiamo in discesa, ammirando il panorama sulla conca feltrina, il Monte Tomatico e le Prealpi. Dopo circa 400 metri, si stacca sulla destra la rotabile che ci accompagna verso Carpene. Passando davanti alla vecchia latteria turnaria ( casèl ), si prende a salire a fianco di una vallecola ricoperta da vegetazione, dove spicca un grosso castagno isolato. Il borgo di Carpene ci accoglie nella sua piazzetta, che ospita una fontana in pietra, un lavatoio e la bella chiesetta di S. Valentino. La strada a sinistra della chiesetta ci conduce in breve in Val di Faont, nel tratto inferiore della valle incisa dal torrente Colmeda, dove le maestose Vette fanno da sfondo agli ambienti colturali, con mais, vite, melo e prati sfalciati. Prima di arrivare al nucleo abitato, si svolta a sinistra, verso una vecchia casa isolata. Un ponticello consente di superare il torrente Colmeda e arrivare in breve alla strada asfaltata, che va seguita in discesa. Poco dopo, ci sorprende una piccola ma spettacolare cascata. In Val di Faont è presente una centrale idroelettrica, sorta negli anni ’30. Raggiunto in leggera salita un nucleo di abitazioni, si incontra la strada che collega Pedavena a Norcen; quindi si scende fino al bivio per Croce d’Aune, dove si imbocca Via Trento. Percorrendola interamente si possono apprezzare la chiesetta ottagonale di Sant’Anna ed un suggestivo scorcio sulla Villa Pasole-Berton. Costeggiando poi il muro esterno, si arriva proprio al centro di Pedavena o in alternativa, giunti all’incirca a metà di Via Trento, si può imboccare sulla sinistra un portico, che introduce ad un cortile. Si supera poi una passerella sul Colmeda, dove sono ancora visibili le vecchie canalizzazioni che consentivano di sfruttare l’acqua per il funzionamento di mulini e segherie e per il vicino lavatoio. APPROFONDIMENTO SU... Le chiesette di Murle, Cardenzan e Carpene Alla famiglia dei Rambaldoni si deve la costruzione dell’attuale chiesa di Murle dedicata a Sant’Antonio Abate: un’iscrizione fa risalire i lavori al 1470. Consacrata nel 1621, venne restaurata nel 1857-58 dalla famiglia Cambruzzi, ultima proprietaria dell’edificio. Nel 1866 vi si svolsero le operazioni di voto del primo Consiglio Comunale. Nel paese è ancora molto viva la devozione al Titolare, che culmina con la festa del 17 gennaio. Connessa con l’antica via che collegava Pedavena con Pren e Lamen è la chiesetta di San Pellegrino e San Valentino, poco distante dal borgo di Cardenzan, in cui spicca la pregevole casa dominicale della famiglia Marsiai. La Cappella, ampliata nel 1619 come appare dalla scritta in facciata, ha un’acquasantiera in pietra del 1661. Pregevole l’altare ligneo seicentesco con pala raffigurante la Madonna con Bambino tra i Santi Pellegrino e Valentino. Le pareti conservano tracce di affreschi e nella volta absidale sono raffigurati i quattro Evangelisti. A Carpene la chiesa dedicata ai Santi Valentino e Urbano venne eretta come cappella gentilizia dalla famiglia Guslini e nel 1640 dotata di una pala del feltrino Girolamo Zigantello (1621-1666), raffigurante la Vergine del Carmelo con i Santi Valentino, Carlo Borromeo, Urbano Papa e Fermo.

Anello di Croce d'Aune
L’itinerario inizia dal Passo Croce d’Aune, che si raggiunge da Pedavena o da Sovramonte percorrendo la statale 473; qui c’è posto per lasciare eventualmente l’auto. Incamminandosi lungo la strada asfaltata che sale verso il M. Avena, superato un crocevia di strae, si imbocca sulla sinistra il Troi della Zeccona . Compiendo lievi oscillazioni di quota e superando piccole incisioni vallive, il sentiero esce nei pressi di una radura, dove stanno avanzando rovi e arbusti. In tempi non troppo lontani qui pascolavano le vacche, come dimostra l’esistenza di una vecchia malga in un unico corpo, circondata da alberi di ciliegio e noce. Ci troviamo sulla parte sommitale del Col Melon , in prossimità del Pian dei Lac , toponimo correlato all’esistenza in passato di pozze d’abbeveraggio del bestiame. La camminata continua in salita lungo la rotabile diretta sul Monte Avena fino ad un tornante, dove si imbocca una strada sterrata. Oltrepassato un affioramento di Biancone, calcare in strati sottili e con livelli di selce, si giunge ad un bivio. Qui si prosegue, lasciando sulla sinistra un nucleo di edifici rustici, che mostrano pregevoli elementi architettonici, come lastre di copertura, stipiti e architravi in pietra. Ripreso il percorso, in pochi minuti si passa accanto alle Stalle al Pez , un complesso formato dalla stalla con fienile e da una casèra con annesso il casèrin , piccolo locale per la conservazione dei prodotti. Da qui è possibile raggiungere Santa Susanna, scendendo alla base del prato che ospita alcuni rustici e dirigendosi verso sinistra, fino ad imboccare il crinale erboso sovrastante la chiesetta. Dopo questa meritevole deviazione, si ritorna sui propri passi fino alle Stalle al Pez , dove si imbocca una mulattiera che sale nel bosco, superando un bell’esemplare di faggio doppio. Superata una costruzione in posizione panoramica, si svolta verso destra e si procede su tracciato ripido, attraversando dapprima un bosco di faggio e poi uno di abete rosso. Compiendo una piccola digressione verso sinistra si possono vedere altri esempi di casère che hanno mantenuto lineamenti architettonici tipici. Procedendo invece in leggera salita verso destra, si giunge ad un pendio prativo dove sorgono manufatti e costruzioni decisamente poco in sintonia con l’ambiente circostante. Si scende in vista dello Chalet alle Buse e, passando a fianco degli impianti di risalita, si attraversa il parcheggio sottostante per immettersi sulla strada asfaltata che sale dal Col Melon . Dopo pochi minuti arriviamo in località Casere dei Boschi , dove è stata allestita un’area per il pic-nic, dotata di punti fuoco e l’omonima malga. Il rientro avviene seguendo il comodo tracciato che attraversa Prà de Gnela e, rimanendo sempre in ambiente aperto e panoramico, costeggia il confine dell’area protetta. Superato il bivio per Col de Gnao e Col Falcon (Comune di Sovramonte), appaiono le case di Croce d’Aune e, più ad ovest, lo scosceso Vallon di Aune; in pochi minuti si guadagna il punto di partenza. APPROFONDIMENTO SU... Le malghe del Monte Avena Le malghe sono parte integrante del paesaggio del Monte Avena, una montagna dalle forme dolci, vocata all’alpeggio ed al pascolo bovino, malgrado la carenza d’acqua superficiale. La pratica consolidata di trasferire il bestiame in alta quota durante la stagione estiva era legata alla possibilità di sfruttamento delle risorse su diversi piani altitudinali; infatti, al contempo i prati di media e bassa quota venivano sfalciati e garantivano il foraggio per l’inverno. Un aspetto che forse oggi non è così facile comprendere, visto che la nostra vita quotidiana si svolge essenzialmente a fondovalle, dove si sono sviluppati i centri abitati, le attività produttive e le vie di comunicazione. La monticazione (il cargàr montagna ) avviene all’inizio di giugno e si conclude ai primi di settembre. Le malghe tuttora attive sono tre: due appartenenti al Comune di Pedavena (Casere dei Boschi e Campet) ed una al Comune di Fonzaso (Malga Campon). Oltre a godersi lo spettacolo dei pascoli verdeggianti punteggiati di mucche, presso le malghe è possibile gustare ottimi prodotti caseari: burro, ricotta, formaggio e schiz che, abbinato con la polenta, costituisce un piatto tipico del Feltrino.

Anello di Fiere
L'itinerario parte dal campo sportivo di Facen, dove è possibile lasciare l'auto, per poi dirigersi verso la piazzetta, attraversata in auto poco prima. In una nicchia, ricavata dalla parete di una casa, è visibile un affresco che rappresenta la Madonna del Rosario con S. Rocco e S. Pietro; l’edicola fu eretta dagli abitanti di Facen nel 1836, come ringraziamento per essere scampati all’epidemia di colera che in quegli anni colpì il Feltrino. Da qui si imbocca la ripida Via Anconetta, trovando ad un bivio il Sass del Diaol, un masso di porfido sulla cui superficie furono incise, in epoca imprecisata, delle croci sovrapposte. Continuando verso ovest con pendenze più moderate, si raggiunge un capitello intitolato alla Madonna col Bambino, raffigurata con i Santi Vito e Modesto. Qui si mantiene la direzione di marcia, lasciando poi la strada asfaltata in corrispondenza di una curva. Si prosegue infatti lungo la mulattiera che in passato veniva percorsa con slitte di legno ( musse ), per trasportare a valle i carichi di fieno, legna o fogliame. Si procede in salita, su fondo piuttosto sconnesso, attraverso un bosco con qualche grosso carpino nero, risparmiato dai tagli periodici per il recupero della legna da ardere. In questo tratto si incontra un’edicola votiva in evidente stato di degrado, costruita a ridosso di uno spuntone di roccia, al bivio con una traccia di sentiero che sale a Santa Susanna. Un piccolo avvallamento, delimitato da un muro a secco, rappresenta forse una fonte di raccolta dell’acqua, cui i devoti attribuivano particolari proprietà, come avveniva per quella di Santa Susanna. In effetti, questa precede di poco una seconda edicola, che versa in cattivo stato di conservazione, in cui si notano una nicchia principale con due finestrelle interne e la copertura con lastre di pietra. Si continua a seguire in salita la via principale, finché si perviene in ambiente più aperto e prativo, presso un crocevia di strade e sentieri. Il nostro percorso si immette ora sulla strada asfaltata, che scende verso il nucleo abitato di Fiere. Per il rientro si punta direttamente verso la chiesa di Facen, lasciandosi piacevolmente distrarre dal panorama sulle Prealpi, la Valbelluna, le montagne dell’Alpago e le Dolomiti. Mantenendosi lungo la strada principale, si notano alcuni esempi di abitazioni rurali tipiche e diversi crocefissi lignei, segno di una diffusa devozione popolare. La località è chiamata Venezia Secca. Poco sotto notiamo alcuni lembi di paesaggio agrario tradizionale, dove la vite viene intercalata con salici bianchi ed i prati sono costellati da alberi da frutto. Presso una piazzola di recente sistemazione, si trovano una fontanella alimentata da un ruscello ed un grande lavatoio; questo luogo doveva essere il centro della vita sociale per le donne di un tempo, che vi si recavano per fare la lissia . Si prosegue in direzione del paese, incontrando un’altra fontana in pietra e ritornando al punto dal quale siamo partiti. APPROFONDIMENTO SU... Il paesaggio che vediamo Sembra incredibile che circa 200 milioni di anni fa, dove oggi ci sono le Dolomiti, ci fosse il mare. Poi, per effetto dell’avvicinamento progressivo tra i continenti africano ed eurasiatico questo mare scomparve lentamente. Altrettanto lentamente, gli strati di sedimenti, ormai pietrificati, furono spinti verso l'alto di qualche migliaio di metri e, in certi casi ribaltati, piegati e fratturati. L’emersione completa, avvenuta circa 15 milioni di anni fa, segnò la data di nascita delle montagne e l’inizio della fase di modellamento. Questo territorio, interessato nel Quaternario da diverse glaciazioni, conserva traccia solo dell’ultima, poiché ognuna di esse ha cancellato gli effetti delle precedenti. Durante l'ultima glaciazione, il ghiacciaio del Piave ricopriva il fondovalle fino a oltre 1000 metri di altezza, lasciando scoperte le creste montuose e la parte sommitale del Monte Avena. Il definitivo ritiro dei ghiacciai, avvenuto circa 10.000 anni fa, ci ha lasciato in eredità forme arrotondate e smussate, come il Monte Aurin, la sella di Croce d’Aune e la Valbelluna, con i suoi fianchi ripidi. In seguito il paesaggio è stato rimodellato dai corsi d’acqua, che hanno scavato valli con fondo stretto e riempito il fondovalle di depositi, rendendolo pianeggiante.

Area pic nic Pian D’Avena - Punto informativo
Nei prati di Pian d’Avena, ai piedi delle Vette Feltrine, il punto informazioni e ristoro del Parco offre ai turisti tavoli per pic nic con punti fuoco per barbecue, servizi igienici e un punto vendita di materiali e gadget del Parco (solo stagione estiva)

Area sosta camper loc. Facen
In Frazione Facen, 2 Km a nord ovest dal capoluogo Pedavena, 5 posti, gratuito, con scarico e acqua potabile

B&B CASA LUSA
Struttura registrata nel circuito turistico ufficiale UNPLI delle Dolomiti Bellunesi.

B&B DA PIERO
Il B&B è stato ristrutturato recentemente ed è vicino alla seicentesca Villa Pasole. Si trova a due passi dal centro di Pedavena. Ha un ampio giardino

Bar Centrale
Caffetteria e cocktail bar in centro a Pedavena

Bar Pub El Travo
Snack bar in centro a Pedavena

Bar Trattoria Zurigo
Storica trattoria a Pedavena

Bea & Maddy's Home
Accogliente appartamento ai piedi delle vette feltrine, ideale per famiglie, coppie o gruppi di amici.

Biblioteca comunale di Pedavena
Dispone di oltre 29.000 volumi, riviste, cd e dvd, aggiornamenti continui con scadenza settimanale. E' dotata di una ricca sezione per ragazzi e fondi speciali dedicati all'emigrazione veneta, all'alpinismo, alla storia della Grande Guerra, e alla fumettistica. Dispone di ampie e luminose sale di consultazione (una utilzzata anche per incontri d'autore e letture animate); di uno spazio espositivo con allestimenti periodici di mostre di grafica, pittura, fotografia e di un area attrezzata per collegamenti Internet (3 postazioni). E’ sede dell’ archivio fotostorico feltrino (gestito in convenzione con l'Unione Montana Feltrina) con un fondo di più di 55.000 fototipi visionabili su monitor, previo appuntamento.

Birreria Pedavena
Oggi la Birreria Pedavena si è ristrutturata per rispondere alle moderne esigenze della ristorazione e del divertimento senza dimenticare il proprio passato. Al fine di diventare una struttura flessibile e accogliente, la Birreria si è divisa in vari locali con differenti funzionalità: - L'Atrio e la Sala degli Affreschi, - la Veranda, - la Sala degli Elefanti, - il Parco. Ognuna di queste zone offre caratteristiche diverse di fruizione, coprendo le più svariate esigenze: si può bere semplicemente una birra, pranzare con un piatto tipico o semplicemente con un panino, si può ascoltare della buona musica dal vivo e divertirsi agli spettacoli organizzati dalla Birreria; ma si può anche prenotare le sale per un pranzo di matrimonio, una cena d'affari, una premiazione ecc. Il giardino, inoltre, offre la possibilità di giocare a tennis, padel, bocce e ha un parco giochi bimbi. E' inutile dire che la Birreria offre una vastissima varietà di birre alla spina. Per gli intenditori è sempre possibile degustare una particolare birra prodotta in esclusiva per la Birreria Pedavena: La Birra del Centenario, creata nel 1997 dai mastri birrai in occasione del centenario dello stabilimento di Pedavena. Si tratta di una birra non filtrata e non pastorizzata con malti, luppoli e lieviti selezionati, il tutto realizzato con tecniche quasi artigianali e con una tradizionale lunga stagionatura. Servizio bar anche con la rinomata birra del centenario di Pedavena. Punto di ricarica e-bike e auto

CASA DONAZZOLO
Immerso nella natura a Pedavena (BL), l'Agriturismo Casa Donazzolo unisce tradizione, comfort e ospitalità familiare. Nato da oltre 100 anni di storia agricola di famiglia e arricchito dalla produzione di vino dei nostri vigneti, offre un'esperienza autentica tra terra, gusto e relax. La struttura, recentemente ristrutturata, dispone di 3 camere luminose e accoglienti, arredate con uno stile semplice che unisce fascino vintage e comfort moderno, e di una sala colazioni dove ogni mattina potrai...